Perché un brand dovrebbe schierarsi: Il caso Nike.

2018-10-29T17:27:41+00:00

Un volto in primo piano, quello di Colin Kaepernick, e un’headline forte, diretta: Believe in something, even if it means sacrificing everything. È questa la nuova campagna della Nike per festeggiare i 30 anni del claim Just do it al centro delle polemiche degli ultimi giorni.

Colin Kaepernick, ex-quaterback dei San Francisco 49ers, è l’atleta che ha dato il via alla simbolica protesta di inginocchiarsi durante l’inno nazionale prima delle partite della NFL. Il gesto, seguito da molti suoi colleghi, contestava le discriminazioni nei confronti delle minoranze negli Stati Uniti. Kaepernick, da due anni senza ingaggio a causa della protesta, ha, ovviamente, scatenato le ire di Trump che arrivò a definire lui e i suoi colleghi “figli di puttana” e il gesto come anti-patriottico.

Quella operata dalla Nike è una scelta di corporate marketing molto forte, una presa di posizione netta da parte del brand che si schiera da una parte ben precisa della barricata, costruendo intorno a Kaepernick una campagna non direttamente legata al prodotto, ma piuttosto a un tema socio-politico di rilevanza nazionale (e internazionale): l’ingiustizia sociale nei confronti delle minoranze etniche. Ma perché una scelta di questo tipo?

La pubblicità sta cambiando e continua a farlo rapidamente, sia nella forma che nei contenuti. Merito di una maggiore coscienza sociale diffusasi anche (ma non solo) grazie al web e ai social. Un brand non può più permettersi di promuovere solo il suo prodotto, ma deve parlare alla gente, schierarsi. Si entra nella sfera dei valori allargando e trasformando il concetto di target. La brand purpose diventa fondamentale per il posizionamento dell’azienda e per quello degli stessi prodotti alla pari di prezzo e qualità.

Ma un approccio del genere non poteva mettere d’accordo tutti e ha scatenato la rabbia dei clienti più conservatori, con tanto di scarpe Nike date alle fiamme mostrate sui social. Una scelta di questo tipo quindi è dannosa? No, per niente. Parlare ad un target socio-demografico ad oggi non basta più, bisogna selezionare un target con un orientamento valoriale, scegliere a chi parlare, di che cosa e in che modo.

“E quando vi dicono che la pubblicità è morta ridete in faccia a chi non sa scrivere un modo diverso di farla. E provate a schierarvi, perché adesso è diventato urgente” – Paolo Iabichino

La pubblicità ha da sempre raccontato il suo tempo. Lo faceva 50 anni fa e continua a farlo oggi. Nell’epoca della post-verità, della caduta di miti e valori, e della perdita di fiducia nei confronti di istituzioni e media, parlare del reale è l’unico modo per parlare alle persone. Molti l’hanno già capito e si stanno muovendo in questa direzione. Inutile dirvi che da persone prima e da pubblicitari poi, questo approccio non solo ci piace ma ne avevamo davvero bisogno.

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Esclama è un’agenzia di comunicazione nata a Bologna e affianchiamo le aziende nel perseguire i propri obiettivi, raggiungerli e prefissarne di nuovi. Studiamo e sviluppiamo strategie e progetti di comunicazione incisivi per rendere ogni brand unico e riconoscibile. Esclama è anche Google Partner, ovvero agenzia certificata per campagne Google. Abbiamo solo un’ossessione: le buone idee.
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